
Apocalisse 12
Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle.
Nel silenzio della sera, quando il cuore si fa più attento e la mente più quieta, mi soffermo su queste parole del Magnificat. Sia ben chiaro, io non sono un consacrato, non ho un ministero né un carisma. Queste sono semplici riflessioni, nate nel raccoglimento, come un pensiero che cerca luce nella Parola.
Maria canta la fedeltà di Dio verso Israele, suo servo. E in quel canto, riconosco qualcosa di profondo: Maria non parla solo d’Israele, ma è Israele. È l’Israele obbediente, fedele, umile. In lei, il Popolo eletto trova il suo cuore puro, la sua risposta piena. Maria è la figlia di Abramo che accoglie la promessa, la serva che si lascia soccorrere.
Qualcuno, oggi, potrebbe dire che “Israele” è una parola difficile, controversa, persino divisiva. Ma nel Magnificat, “Israele” non è una Nazione politica, né un concetto astratto. È il Popolo che Dio ama, è la storia della salvezza, è la fede che attende e accoglie. E Maria ne è il volto più limpido.
Dopo di lei, noi siamo la Chiesa. Come scrive san Pietro: “Anche voi, come pietre vive, venite edificati per formare un edificio spirituale…” (1 Pt 2,5)
Maria è il Ponte tra l’Israele che ha creduto e la Chiesa che nasce. In lei, la promessa si compie, e la misericordia di Dio si fa carne. Noi, come Pietre Vive, siamo chiamati a seguirla, non con pretese, ma con umiltà.
Questa sera, nel silenzio, mi unisco al suo canto. Non per discutere, ma per contemplare. Non per giudicare, ma per lasciarmi edificare. E nel suo Magnificat, trovo ancora una Parola viva, attuale, necessaria.
“Maria, Regina della Pace prega per noi”.
